Francesco Capaldo

 
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Presentazione della raccolta di racconti Narciso alla libreria Feltrinelli di Salerno Stampa E-mail

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Nella splendida cornice della libreria Feltrinelli di Salerno, che affaccia sul Corso Vittorio Emanuele, Martedì 23 gennaio alle ore 18.00 è stata presentata la raccolta di racconti Narciso di Francesco Capaldo, edita dalle Edizioni dell’Ippogrifo.

È stata questa un’occasione importante, per presentare ai salernitani, in una delle più belle e prestigiose librerie di Salerno, l’opera prima di questo giovane scrittore, che come ha scritto Miriam Carbone sul Mattino del 9 gennaio 2006 ha esordito «nel mondo della narrativa in punta di piedi, con una raccolta di racconti brevi garbata e mai sopra le righe».

La sala era gremita di gente, ed a presentare Francesco Capaldo, vincitore del premio Città di Pagani Giovani autori Emergenti c’erano Lella Marinucci, ex presidente della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Salerno, e da anni impegnata per la difesa dei diritti delle donne e Nunzia Gargano, che svolge attività di ricerca presso il Dipartimento di Storia dell’Università di Salerno. Gli interventi delle relatrici sono stati intervallati dalla lettura di alcuni passi tratti da Narciso, da parte dell’attrice di teatro Valeria Tevere. Ed è stata proprio Valeria Tevere ad aprire la serata con la lettura di un brano tratto dal racconto Partenza. Dopo la straordinaria interpretazione di Valeria, ha preso la parola Nunzia Gargano che ha subito voluto sottolineare che quella di Capaldo non è solo raccolta di racconti, ma un “romanzo” nel senso che si tratta di storie legate tra loro da un filo rosso comune, con un inizio e una fine ben definita, e che si snodano all’insegna della ricerca di un senso dell’esistenza. Nunzia Gargano ha anche insistito molto sul profilo intellettuale di Capaldo, sottolineando come dal libro emerga non solo non una “prima opera”, ma “un’opera completa”, ben definita, e sorretta da una visione del mondo essenzialmente laica. Su profilo intellettuale ha insistito anche Lella Marinucci, che ha sottolineato in particolare modo il suo debito ai grandi maestri della letteratura italiana e a Leopardi. Di Leopardi ritorna in Narciso l’impianto ideologico, il senso di impossibilità e di appagamento di qualunque desiderio umano, la fugacità delle illusioni e della vita umana.

La Marinucci ha anche richiamato l’attenzione del pubblico sulla fitta trama di simboli che attraversano l’intera raccolta (il mare, il cielo, come simboli del padre e della madre, ecc.), sulla ripresa di luoghi letterari tipici della letteratura del Novecento ( Il cavaliere inesistente di Calvino, ecc.), sul rapporto vita-morte che attraversa in ogni sua parte il testo. Alla fine dell’intervento di Lella Marinucci, ha preso la parola Francesco Capaldo.

Lo scrittore ha ringraziato le relatrici e gli amici che sono intervenuti. Ha letto un brano di Narciso. E a chi tra il pubblico gli chiedeva come era nata quest’opera e cos’era per lui Narciso ha risposto ricordando la fatica di scrivere. «La scrittura è un mistero...forse è il più grande mistero », ha detto Francesco Capaldo, «nella scrittura spesso ritornano sensazioni, impressioni, una parte di noi che sfugge alla nostra stessa percezione; via via che l’opera comincia a vivere ci impone le sue regole. ...La scrittura è fatica. Chi scrive conosce il travaglio della creazione. Un’opera dopo scritta non ci appartiene più. In questo momento, nel tentativo di risponderle divento lettore e critico di me stesso. In un certo qual modo potrei risponderle solo riscrivendo nuovamente l’opera. Ma sarebbe qualcosa di nuovo, di diverso, non ancora pensato, non ancora detto. Per me Narciso è colui che si specchia in una fonte per cercare un senso al male di vivere; Narciso è colui che ha cercato un senso alla vita e al dolore negli altri ed infine lo ha trovato solo in se stesso, nel suo amore per la vita e per tutto ciò che è bello.»

 

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